Archivio per la categoria ‘DANZA CONTEMPORANEA’

TABLò, tra illusionismo e danza

Gaetano Triggiano: 27 anni, un passato nella nazionale di ginnastica artistica, illusionista di fama internazionale, è autore e protagonista di «Tablò».
Lo spettacolo è la risposta italiana al Cirque du Soleil.
Riesce a mescolare melodramma, balletto, circo e cinema muto, insieme a citazioni e immagini di Mulin Rouge, Romeo e Giulietta e Titanic… Ma, tutto è un’illusione.
Una collaborazione importante per la realizzazione di TABLò è stata quella, dell’illusionista-trasformista di grande successo internazionale, ARTURO BRACHETTI.
Sul palco con Gaetano Triggiano un cast di nove attori e tredici ballerini. La regia è di Serge Denoncourt, tra i più noti registi teatrali internazionali. Le musiche sono di Angelo Talocci.
La coreografia è curata da Jean-Jacques Pillet, già responsabile artistico di “Varekai” per Cirque du Soleil.

STOMP

Creato e diretto da Luke Cresswell e Steve McNicholas,
STOMP, uno tra i più rivoluzionari ed entusiasmanti eventi spettacolari degli ultimi anni. STOMP mette in scena il suono del nostro tempo, traducendo in una sinfonia intensamente ritmica i rumori della civiltà contemporanea. Con strofinii, battiti e percussioni di ogni tipo, i formidabili ballerini-percussionisti-attori- acrobati di STOMP danno voce ai più volgari oggetti della vita quotidiana: pentole, bidoni della spazzatura, pneumatici, lavandini, scope, spazzoloni, tubi di gomma, in un ciclone di ironia travolgente. L’irresistibile esperienza di STOMP, che nasce a Brighton (Inghilterra) nel 1991 dalla creativit di Luke Cresswell e Steve McNicholas, ha trionfato in questi ultimi anni nei più importanti festival e teatri del mondo, da Broadway a Parigi, da Los Angeles a Tokyo. Sfidando continuamente ogni convenzione sui confini di genere, STOMP danza, teatro e musica insieme. E’ un elettrizzante evento rock, un anomalo concerto sinfonico in stile “videoclip”: senso rapido del tempo, visualizzazione della musica, vortice ritmico nella scansione delle immagini. E’ circo, rito tribale, cultura del rumore, che si fondono in un’opera metropolitana. E’ mega-balletto, con la furia ritmica e sensuale del flamenco e la precisione del gioco percussivo del tip-tap. E’ l’umorismo del cinema muto dato in prestito alla Pop Art. E’ comunicazione forte, diretta, capace di coinvolgere il pubblico di ogni lingua, cultura, generazione. E’ sfida ecologica allo spreco urbano. E’ trasgressione heavy metal e satira anti-inquinamento. La loro missione? Liberare, attraverso il ritmo, i suoni più comuni e per questo più sconosciuti dell’epoca contemporanea.

STOMP “videoclip”

STOMP Out Loud

STOMP Out Loud – In The Air

STOMP Out Loud- Basketballs and Kitchen

STOMP Out Loud- waterphonics

MAYUMANA

I Mayumana nasconono a Tel Aviv nel 1996, ad opera di Eylon Nuphar e Boaz Barman, il cui obiettivo era la creazione di uno spettacolo tutto ritmo ed energia, capace di arrivare al cuore del pubblico, trasmettendo gioia. “Mayumana“, in ebraico, significa ‘abilità’, ed in effetti lo show è davvero acrobatico e molto comunicativo: la compagnia è composta da 10 elementi, selezionati tra oltre 700 candidati. Dopo 18 mesi di prove, in cui ogni membro ha messo a punto nuove abilità (attraverso yoga, hip-hop, danza africana, improvvisazione, recitazione, rock-climbing, junk-food digestion, percussioni, lettura della musica e molte altre discipline), il gruppo è andato in scena per la prima volta nel 1998, con un successo strepitoso che ha via via conquistato il mondo.
Dal 2001 il gruppo ha girato il mondo portando in tour lo show.
Danza, acrobazie, teatro, musica e humour con un ritmo esplosivo sono gli ingredienti per uno spettacolo incredibile, ricco di energia e in grado di superare le barriere linguistiche e generazionali. Come strumenti gli artisti usano palloni, secchi, pinne, tavoli, bidoni e ogni oggetto di uso quotidiano. Luci, suoni, scenografia e location sono infine parte integrante dello spettacolo e contribuiscono a creare l’esperienza unica che sta coinvolgendo il pubblico di tutto il mondo.
Potendo avvalersi ormai di tre formazioni distinte di artisti provenienti da 19 differenti paesi e che parlano 36 lingue diverse. I Mayumana hanno ricevuto il premio speciale per “Eccellenza nella produzione teatrale” dalla Accademia Nazionale Teatrale Israeliana.

KATAKLò “Luci e Ombre”.

Lo spettacolo dei Kataklò “Luci e ombre”, per il 60° anniversario dell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana), un quadro coreografico d’insieme di grande effetto. Coreografie di Giulia Staccioli, Musiche di Mario Saroglia, Immagini di Marco Ferrari, Luci di Aldo Solbiati, Costumi di Sara Costantini.

Parte 1

Parte 2

KATAKLò

Kataklò è una compagnia di danza, ma a differenza del balletto vero e proprio, qui l’illuminazione ha un ruolo molto importante anche in senso coreografico, non c’è la solita illuminazione generale, presente spesso nei balletti classici, ma ci sono degli effetti più vicini al teatro che alla danza. Un progetto dunque che si basa molto sulla armonia fra light designer e ballerini.

Ballerini, atleti, attori, i Kataklò sono protagonisti di un’arte trasversale camaleontica che esce spesso dai confini del teatro per conquistare spazi diversi e insoliti.
La compagnia nasce dall’impulso creativo di Giulia Staccioli, campionessa di ginnastica ritmica che attraverso la passione per la danza afferma le sue qualità entrando a far parte per tre anni (dal ‘92 al ‘95) della compagnia americana Momix.
Nel 1995, a seguito del suo percorso artistico personale, fonda Kataklò Athletic Dance Theatre dando vita alla prima compagnia italiana che sperimenta come ricerca teatrale la commistione tra la gestualità della danza e la forza atletica della ginnastica.
Oltre agli spettacoli per la compagnia, la creatività di Giulia Staccioli si esprime in contesti ed eventi di grande prestigio, come la Cerimonia Olimpica di Torino 2006: tra le sue creazioni l’imponente struttura dei cinque cerchi divenuta simbolo dei giochi.

Con lo spettacolo “Indiscipline” i Kataklò iniziano ad affermare la loro ricerca teatrale ricevendo consensi nazionali ed internazionali che li portano ad essere oggi una delle più grandi realtà auto prodotte italiane con 4 spettacoli di repertorio: “Indiscipline”, “Livingston”, Kataklopolis”, “Up Verticali Energie”.
I Kataklò hanno flessibilità e capacità di adattarsi costantemente a contesti e condizioni scenico-ambientali di ogni genere, permettendoli di inserirsi perfettamente in qualsiasi tipologia di evento. Non a caso il loro nome, KATAKLò, deriva dal greco e si traduce in:”io ballo contorcendomi”.
Il risultato è un intervento spettacolare originale e accattivante, che si sposa perfettamente con la struttura dell’evento enfatizzandone il concetto e rappresentando per esso un reale valore aggiunto.
Kataklò riesce ad affascinare e a coinvolgere emotivamente il pubblico, a stupire con coreografie di forte impatto visivo grazie alla forza atletica della ginnastica e a far sognare con l’intensità della gestualità della danza.

Ballet de l’Opera National de Paris. Choreography: Trisha Brown. Music: Laurie Anderson.

TRISHA BROWN: regina della post modern dance.

Regina della post modern dance che ha segnato la storia della danza contemporanea e ha entusiasmato il pubblico dei più prestigiosi teatri di tutto il mondo.
Raffinata ed esplosiva, creatrice di uno stile personale che unisce rigore e velocità del movimento, Trisha Brown rappresenta l’anima vera dei movimenti artistici nati negli Stati Uniti tra gli anni sessanta e settanta, con la volontà dicreare un nuovo linguaggio coreografico contrapposto alle stilizzazioni del balletto classico e moderno. Figura di spicco del Judson Dance Theater accanto a Yvonne Rainer, Steve Paxton eSimone Forti, la Brown manifesta sin dagli esordi uno spirito ribelle nei confronti delle regole che caratterizza ancora oggi la sua ricerca. In quegli anni la voglia di sperimentare spinge i coreografi ad esplorare luoghi alternativi al teatro e conduce Trisha Brown a “sfidare la forza di gravità”, con coreografie “aeree”, nelle quali i ballerini camminano in perpendicolare lungo i muri dei palazzi o sopra i tetti degli edifici di New York, alterando la prospettiva degli spettatori. Alla fine degli anni Settanta, Brown si riappropria degli spazi teatrali tradizionali, ed inizia a creare coreografie astratte di raffinata eleganza virtuosistica. Ricca di folle musicalità, la sua danza è un flusso inarrestabile di corse sospese, di cadute impreviste, di slanci giocosi, di prese schivate; il movimento è in costante attività, in una estrema emobile fluidità di tutte le parti del corpo. I lavori più recenti hanno trascinato Trisha verso “una fluidità di movimento continuo”, ma continuano comunuque a percorrere quel binario della ricerca dove il come è più importante del cosa si ottiene. E se inizialmente la sua coraggiosa indagine coreografica sconfinava in spazi improbabili, con gli anni Trisha rientra in location meno audaci.
Dunque, tracciando i contorni di un’aggressiva sperimentazione che intreccia contaminazioni, collaborazioni eccellenti che vanno dalle arti visive (Ashley, Rauschenberg) alla musica contemporanea (Anderson, Cage), Trisha Brown lancia la sua sfida all’architettura, si insinua con cura nel terreno dell’improvvisazione, gioca con forme geometriche e parole proiettate fino a sondare e sprofondare dentro il limite del movimento: fino ai confini della coreografia e della realtà.

I Caratteri Distintivi della Danza Moderna

La definizione di “moderna” data alla corrente (chiamata anche “nuova danza”), si deve al fatto che presentava caratteristiche in netto contrasto con il balletto. La danza moderna rifiuta l’utilizzo innaturale del corpo, le cinque posizioni dei piedi e delle braccia e l’uso delle scarpette da punta. Si valorizzano invece il gesto e il movimento che esprimano la personalità del danzatore a partire dalla naturalità. Sparisce lo sfarzo dei costumi e le scenografie sono spesso ridotte ad uno sfondo monocolore o a pochi, semplici elementi od oggetti. La figura del ballerino e quella del coreografo spesso si corrispondono. In alcune produzioni, il coreografo-ballerino è anche scenografo, costumista e direttore delle luci. La danza moderna non usa un linguaggio codificato come nel caso del balletto classico, ma al contrario, crea un linguaggio personale di cui i coreografi stessi si fanno interpreti. Un altro elemento che distingue la danza moderna da quella accademica è la produzione, da parte di un gran numero di coreografi, di scritti teorici. La danza moderna talvolta prende anche spunto dallo studio storico-antropologico delle danze etniche di paesi non occidentali, per mezzo delle quali è possibile accrescere di elementi diversi la danza in ogni sua forma.

Il rapporto con lo spazio

Nella danza moderna il corpo si muove liberamente, spinto dalla volontà di trovare un nuovo rapporto con lo spazio e con il tempo. Infatti si da notevole importanza allo studio del movimento in quanto mezzo di analisi delle dinamiche fisiche che intervengono nello spostamento dei corpi nello spazio (come ad esempio, la forza di gravità). I ballerini classici si mostrano frontalmente al pubblico e tutti i loro movimenti si sviluppano partendo da questo tipo di relazione spaziale. La posizione del busto è eretta e le gambe sono ruotate verso l’esterno a partire dall’articolazione dell’anca. Nella danza moderna, invece, i ballerini si muovono occupando tutto lo spazio teatrale, mostrando anche il fianco o le spalle al pubblico. La posizione del busto rispetto alle gambe può variare; i danzatori possono anche ballare sdraiati sul palcoscenico. Secondo la tecnica del balletto classico, il ballerino doveva creare l’illusione di poter infrangere la leggi di gravità dando la sensazione di librarsi nell’aria con estrema facilità. Al contrario, la danza moderna riconosce nel peso del corpo il principio basilare del movimento, e dunque il rapporto con la terra vi è privilegiato.

Il rapporto con la musica

La danza moderna non segue necessariamente il ritmo della musica, come avviene nella danza accademica. A volte la musica può anche essere del tutto assente: in questo caso il ballerino danza seguendo solo il proprio ritmo interno. Generalmente la coreografia è creata con o senza una correlazione diretta con la musica, che può anche essere scritta in un secondo momento in funzione dei movimenti. In questi casi, la danza può seguire il ritmo della musica o contrapporsi ad essa, in una sorta di dialogo oppositivo.

MARTHA GRAHAM: danzatrice, coreografa.

Dopo aver postato alcune notizie su diverse compagnie di Danza Moderna, mi sembra doveroso parlare di colei che ha creato la “Danza Moderna”, Martha Graham.
Nata ad Allegheny City, in Pennsylvania, nel 1894, Martha si trasferisce presto in California, dove inizia a formarsi come danzatrice alla Denishawn School di Los Angeles.
Il suo debutto avviene nel 1919 con Xochtil, un assolo creato per lei da Ted Shawn e ispirato alla cultura azteca: sarà l’inizio di una carriera di interprete destinata a durare oltre cinquant’anni, con il ritiro ufficiale dalle scene avvenuto solo nel 1969.
Dopo quattro anni passati nelle file dei Denishawn Dancers e un breve periodo al Greenwich Village Follies, la Graham inizia la sua personale ricerca coreografica, incentrata sulle possibili relazioni tra gesto e motivazione psicologica.
La portata innovativa delle opere della Graham determina la nascita di un vero e proprio vocabolario coreografico, la cosiddetta “tecnica Graham”, che a partire dal 1927 viene insegnata presso Graham School of Contemporary Dance, ma che si trasforma nel tempo in un metodo rivoluzionario appreso in tutto il mondo. La base del metodo è costituita dalla libertà dalle cinque posizioni e dai passi stabiliti del balletto classico, dalle sue scarpette a punta e dai tutù: su questo presupposto si innesta un approccio gestuale fatto di principi semplici e dinamici (“contraction and release”, “fall and recovery”), attraverso cui si delinea una danza costruita sull’equilibrio di forze libere ma complementari, in cui sono inoltre banditi musiche e scene ottocentesche per far largo alla modernità.
Negli anni quaranta la Martha Graham Dance Company era comunque già una realtà molto lontana dall’iniziale formazione del Dance Group, avendo accolto interpreti maschili e dimostrandosi una delle prime compagnie americane ad ospitare danzatori di colore, oltre a grandissimi artisti come Erik Hawkins e Merce Cunningham, straordinario interprete di Every Soul is a Circus.
Tra il 1946 e il 1947, ha ufficialmente inizio il terzo periodo creativo della Graham, quello psicoanalitico,l’artista si era inoltrata in un viaggio nei meandri della psiche e dell’inconscio. Su questa stessa strada, e sulle suggestioni ricavate da Freud e Jung, la coreografa americana riscopre quindi il mondo della mitologia classica e degli archetipi tragici e biblici.
Artista prolifica e indomita, a partire dagli cinquanta Martha Graham viene riconosciuta come esponente di spicco della cultura americana e inizia con la sua compagnia una serie di tournées internazionali che la consacrano come una delle maggiori intelligenze coreografiche del novecento: tra le sue opere più recenti, ricordiamo Mendicants of Evening (1973), Myth of Voyage (1973), Lucifer (1975, i cui ruoli principali sono interpretati da Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev), Acts of Light (1981), The Rite of Spring (1984) e il suo testamento, Maple Leaf Rag (1990), su musica di Scott Joplin.
L’anno successivo, Martha Graham si spegne a New York quasi centenaria, lasciando a perpetrare la sua memoria non solo la compagnia che porta il suo nome, ma le scuole di ballo di tutto il mondo che ancora insegnano il “metodo”.

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